Chi è Daniela Sidari?

Alla scoperta dei docenti di Photo ARCHITETTI

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Vive a Reggio Calabria dove è nata nel 1973. Architetto, dal 2003 al 2013 ha collaborato all’attività didattica nelle discipline del disegno presso la Facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

 

Dal 2006 è PhD in “Rilievo e rappresentazione dell’architettura mediterranea” e dal 2006 al 2013 è stata docente a contratto presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria per l’insegnamento CAD.

 

È fotografa, con particolare interesse alle tecniche fotografiche per la rappresentazione dello spazio e dell’architettura; ha partecipato a mostre personali e collettive ed ha avuto pubblicate immagini su libri e riviste del settore.

 

Dal 2005 è membro della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF), dal 2006 è collaboratore del Dipartimento Attività Culturali (DAC) della FIAF, da maggio 2009 è docente del DAC, oggi docente FIAF del Dipartimento Didattica. Si occupa di critica fotografica e svolge seminari di formazione ed attività di lettura/giuria delle immagini singole ed a portfolio.

 

Dal 2008 è collaboratrice della rivista Fotoit.
Dal 2011 è relatore di Photo ARCHITETTI, l’unico evento in Italia interamente dedicato alla teoria e tecnica fotografica e alla post-produzione digitale in architettura e design.
Nel 2012 a cura della FIAF è stata insignita dell’onorificenza BFI (Benemerito della Fotografia Italiana) per meriti organizzativo/didattici. Dal 2014 è Responsabile Didattico Photo ARCHITETTI e curatrice del relativo Blog.

 

Architettura e fotografia. Come si coniugano queste tue due passioni?

Sono architetto, dunque il mio percorso di studi mi ha sempre mantenuto a stretto contatto con la realtà urbana ed architettonica. Solo in seguito mi sono avvicinata alla fotografia, direi per pura curiosità, sì, proprio la curiosità, quella che mi ha sempre spinto a volere approfondire le mie conoscenze. Sono attratta da ciò che vedo intorno a me, spazio, forme, relazioni; mi piace studiare, ricercare e ho pensato che poteva essere interessante unire le due cose: l’interesse per il disegno/rappresentazione, che è la mia area di appartenenza all’interno dell’architettura, e quello per la fotografia. Sono fermamente convinta che la fotografia sia uno strumento fondamentale per un architetto, ma confermo, purtroppo, che durante il percorso degli studi non ho avuto alcuna formazione a riguardo.

 

Qual è il tuo ruolo all’interno di Photo ARCHITETTI?

Sono uno dei relatori. Mi occupo di rappresentazione, soprattutto del come comunicare attraverso la visione: percezione visiva, composizione fotografica, lettura delle immagini. Mi sono presentata a Gianmarco Terracciano, entusiasta di Photo ARCHITETTI. Iniziative che siano mirate alla fotografia d’architettura non sono poi molte in Italia. Pensare poi un tour che coinvolgeva l’Italia da Nord a Sud mi sembrava e mi sembra bellissimo! Ed ora sono una del gruppo, felice di poter offrire le mie competenze in ambito formativo. Non è solo dare ma è anche ricevere, a mio avviso lo scambio è sempre costruttivo e se è vero che non si finisce mai di studiare, aggiungo anche che c’è sempre tanto da imparare dalle nuove esperienze.

 

Quanto pensi sia importante il fare formazione?

La formazione è essenziale per chi vuole implementare le proprie conoscenze. Questo vale in qualsiasi ambito. Meglio che non siano solo lezioni frontali in cui il corsista ascolta passivamente e poi va via. Con Photo ARCHITETTI oltre a seminari teorici su specifici argomenti, a volte di nicchia, percettivi, sulla gestione digitale delle immagini in post produzione, ecc… ci si occupa anche di workshop mirati alla pratica, all’insegnamento di tecniche, a risolvere problemi specialistici, ad approfondimenti visivi direttamente sul campo. In una società in cui tutto sembra ormai futile e fugace, è bello constatare che ci sono tante persone che vogliono ancora “sapere”.

 

La fotografia è comunicare l’architettura …

Comunicare è il ruolo della fotografia, da sempre. Lo spazio architettonico, edificio o città che sia, esiste perché le persone lo attraversano, lo usano, lo vivono. Va da se che la fotografia dovrebbe descrivere ed interpretare tali spazi, comunicandoli ad osservatori esterni e/o ad addetti ai lavori così come se essi li stessero vivendo. Nomi importanti nella fotografia di architettura hanno o hanno avuto ruoli importanti in quest’ambito. Ognuno con il proprio sentire, pensiamo a Gabriele Basilico, ad Olivo Barbieri, a Vincenzo Castella, solo per citare alcuni professionisti con approcci fotografici diversi.

 

Se potessi usare solo due parole per definire la fotografia di architettura …

Rigore e Narrazione.
Una foto di architettura deve essere ben fatta tecnicamente; rimango sempre dell’avviso che bisogna, per raccontare al meglio un edificio o un luogo, utilizzare le forme canoniche della rappresentazione aggiungendo poi delle inquadrature diverse, magari fuori dagli schemi e dai rigori. Dipende poi dal tipo di progetto che si sta realizzando, una singola foto, una mostra, un portfolio, un servizio su committenza …
Raccontare è necessario; coesistono nel paesaggio urbano una serie di microstorie contemporanee che l’occhio attento può scorgere. Il nostro compito è quello di costruire un percorso secondo un ordine visivo. Citando Luigi Ghirri “tutto ciò che ci è dato di sapere, raccontare, rappresentare non è che una piccola smagliatura sulla superficie delle cose, dei paesaggi, dei luoghi che abitiamo e viviamo”, allora analizzare e conoscere per ritrovare e ri-leggere ciò che ormai appartiene ad uno sguardo assuefatto. Raccontare misurando il vedere, uno sguardo al limite dell’ovvietà … forse.

 

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“1DADANYPOPEYESOPENCLOSED…” ritratto a Daniela Sidari, foto di Maurizio Galimberti



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