Il decentramento nella fotografia di architettura

Retaggi prospettico-formali e parallelismo delle linee verticali

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La rappresentazione dell’architettura getta le sue fondamenta nel Rinascimento con le leggi che regolano la prospettiva, per cui, è inevitabile considerare ottimale, la posizione di naturale parallelismo delle linee verticali.

 

La rappresentazione dell’architettura getta le sue fondamenta nel Rinascimento con le leggi che regolano la prospettiva, per cui, è inevitabile considerare ottimale, la posizione di naturale parallelismo delle linee verticali.

In questo modo si fa si che, un manufatto architettonico conservi la sua forma prismatica e non appaia come un tronco di piramide che, inoltre, potrebbe essere modifi cabile a seconda della diversa convergenza. Il nostro occhio corregge le cosiddette “linee cadenti” (la convergenza verso il centro delle linee verticali) con un processo fisico-psicologico, anche se alziamo lo sguardo.

 

Nelle riprese di architettura, infatti, un corpo macchina non “in bolla”, cioè con il piano pellicola/sensore non parallelo al piano dell’edifi cio e quindi rivolto verso l’alto, genera tale problema. Nella fotografia di architettura la questione delle linee cadenti sembra essere un tabù, sia per motivi psico fisiologici legati al nostro sguardo, sia per la tradizione iconografi ca che pretende sempre il rispetto del parallelismo delle linee verticali.

 

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Foto a
Foto b

 

Foto a – L’inquadratura risulta essere quella di un 24mm non decentrabile, inclinando verso l’alto il piano sensore l’inquadratura presente delle evidentissime e fastidiosissime “linee cadenti”. Questa è una fotografi a di architettura che non rispetta i canoni della rappresentazione e che neanche può essere considerata tra quelle che “trasgrediscono” le regole ai fini creativi. Ripresa effettuata con Nikon D800 + 24mm f/3.5D ED PC-E NIKKOR – decentrato 0 (senza decentramento).

 

Foto b – Il decentramento effettuato consente di inquadrare l’intero edificio, lasciando il piano sensore “in bolla”, per mantenere il parallelismo delle linee verticali ed evitando le linee cadenti. Ripresa effettuata con una Nikon D800 + 24mm f/3.5D ED PC-E NIKKOR – decentrato +10 mm

 

Possiamo affermare che, se si escludono gli “appunti visivi” di Ruskin della prima metà dell’800, sono rare le “trasgressioni” legate alla rappresentazione dell’architettura fino a quando Moholy-Nagy e Rodčenko, avviano un’ipotesi nuova di lettura dello spazio, proponendo dei punti di vista che, volontariamente, mettessero in discussione i canoni della rappresentazione, anche se, va detto, rimangono nell’ambito artistico.

 

Si tratta di scelte motivate linguisticamente e non scorrettezze grammaticali, che sono circoscritte allo specifi co momento storico-artistico. Sembra essere stato Leopoldo Alinari a mettere appunto la prima strumentazione decentrabile della storia nel 1854 a Firenze.

 

Gli Alinari, che avevano già iniziato da qualche anno numerose campagne fotografi che di catalogazione dei beni architettonici nelle principali città, avevano ormai uno stile consolidato: uso degli schemi della prospettiva rinascimentale nella composizione dell’inquadratura; esecuzione delle riprese da circa tre metri ed oltre da terra.

 

Quest’ultima caratteristica, la ripresa da un punto più alto rispetto alla quota “zero”, consentiva spesso di riuscire a mantenere la macchina in bolla ed inquadrare tutto l’edificio. Fu il campanile di Giotto a Firenze, a rappresentare però una sfi da tecnica per la sua notevole altezza, fino a quando come già detto, uno dei tre fratelli, Leopoldo, costruì nel 1854 un obiettivo che, essendo mobile, permetteva anche di riprendere questo tipo di architetture secondo i canoni classici della rappresentazione prospettica.

 

Tecnicamente i decentramenti sono quei movimenti dell’ottica o del piano sensore (se parliamo di digitale) che, perpendicolari all’asse ottico, non modificano il parallelismo tra i piani nodali dell’obiettivo ed il piano del sensore. I movimenti verso l’alto e verso il basso si chiamano decentramenti verticali, quelli verso destra o verso sinistra si chiamano orizzontali.

 

A cura di Mario Ferrara

Architetto e Fotografo Professionista

 

Credit:

Questo testo è un estratto di un Nikon eXperience (“Il decentramento nella fotografi a di architettura” a cura di Mario Ferrara) pubblicato su Nikon School all’indirizzo web http://www.nikonschool.it/experience/decentramento-fotografia-architettura.php

 


Note:

In copertina di questo articolo: Nikon D800 + 28mm f/3.5 PC NIKKOR – con decentramento 11mm.



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