Percezione visiva: quando l’illusione diventa arte

I mondi di disegno e fotografia di Ben Heine, visual artist e Julian Beever, street artist

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“Ci sono sempre cose nuove da scoprire. Ogni volta che ci poniamo dinanzi ad esse, le grandi opere appaiono diverse. Sembrano inesauribili ed imprevedibili, come veri e propri esseri umani. Formano un emozionante mondo a sé, con le sue strane leggi e con i suoi eventi.” (Ernst H. Gombrich)

 

Cosa vediamo? Realtà o illusione?

 

I nostri occhi osservano, il nostro cervello elabora; sembra facile, ma non è comunque tutto ovvio come si può credere. Di tale fenomeno, si occupa la percezione visiva, scienza che studia l’organizzazione dello spazio percettivo.

A volte la realtà fisica può non coincidere con la realtà fenomenica. Quando ci sono tali discrepanze, si è soliti dire che i nostri sensi ci ingannano e che siamo in presenza di un’illusione. È capitato a tutti di vedere elementi che non sono tali, per forma, per colore, per movimento, per presenza o assenza. Non è solo immaginazione, a volte “vediamo” ciò che realmente non c’è e a volte non vediamo ciò che invece c’è!

 

Lo scopo di questo testo è quello di osservare come alcuni artisti usino le possibilità percettive per la realizzazione delle loro opere.

 

La fig. 1a mostra elementi e segni geometrici giustapposti fra loro. Se si chiede ad uno o più osservatori di descrivere cosa vedono, nessuno di loro dirà di vedere quattro rettangoli grigi ai lati di un quadrato bianco e due figure poligonali sopra e sotto un rettangolo; essi, concordemente, dichiareranno di vedere forme chiuse e sovrapposte: una croce sotto un quadrato e due poligoni con spigoli convergenti sotto un rettangolo (fig. 1b).

 

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Figura 1 – Completamento Percettivo

 

Nell’atto percettivo dice Kaniza “abbiamo fenomeni di totalizzazione, di completamento, di integrazione, di riempimento di lacune, possiamo cioè assistere alla «presentificazione dell’assente». [...] Il fatto più primitivo ed universale [...] è la segmentazione del campo in figura e sfondo. Ora, tale articolazione figura- sfondo implica sempre un completamento [...] dello sfondo, che esiste, continua, passa dietro la figura. Ma c’è di più: non solo ogni oggetto fenomenico vissuto come figura giace su uno sfondo [...] presente dietro ad esso, ma possiede fenomenicamente un suo proprio dietro.

 

Questa parte posteriore non è visibile ma è ben presente fenomenicamente”.1 Dunque ogni volta che si verifica un’organizzazione di elementi in figura e sfondo, l’osservatore è stimolato a colmare le mancanze di informazione completandole percettivamente. Si propone a tal proposito il lavoro “Pencil vs. Camera” di Ben Heine, visual artist belga. Heine realizza i suoi disegni in estemporanea; eseguiti su semplici pezzi di carta, essi si pongono come completamento di ciò che è traguardato sullo sfondo, ma Heine non disegna solo ciò che vede realmente, aggiunge visioni personali, immaginate, giocose ed a volte surreali. Successivamente fotografa la sua mano che tiene il disegno nel contesto reale, incolonnato prospetticamente rispetto alla visione scelta. Così l’autore trasforma la realtà integrandola con i suoi elementi. “Vedo «Pencil vs. Camera» come una porta senza tempo in un universo parallelo, un mondo di fantasia, di sogno, di sentimento. In questa serie, nulla è impossibile, gli unici limiti sono la mia immaginazione” (Ben Heine).

 

Photo ARCHITETTI Ben Heine al lavoro

Ben Heine al lavoro

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Pencil vs. Camera – Ben Heine

 

La fig. 2 mostra invece lo schema di una anamorfòsi2 piana. Come è possibile vedere, la figura geometrica (triangolo), posta verticalmente, ha sia una corrispondente immagine come triangolo realmente verticale che un lunghissimo triangolo posto sul piano orizzontale. Quest’immagine risulta fortemente distorta ma si ricostruisce nella sua “vera forma” soltanto quando l’osservatore la guarda da una particolare posizione.

 

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Figura 2 – Schema Anamorfòsi

 

Si guardi, in questo caso, Julian Beever, street artist inglese. Beever disegna visioni prospettiche anamorfiche con i gessetti sul pavimento sia esso marciapiede, asfalto, piastrelle, riproducendo scenari fantasiosi e spettacolari. La padronanza di tale tecnica, gli permette di realizzare immagini piane disegnate sul pavimento che da un preciso punto di vista appaiono ricollocarsi verso l’alto con un sorprendente effetto tridimensionale. Ma attenzione basta spostarsi di lato per scoprire l’inganno… e perdere la visione. La sua è un arte effimera, pronta a sparire dopo un acquazzone o lavata via dalle pubbliche amministrazioni. Unico modo per renderla stabile è fotografare l’opera dall’unico punto di osservazione.

 

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A slight accident in a Railway Station in Zurich – Julian Beever

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Explosion in Paris – Julian Beever

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Mind-blowing – Julian Beever

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Snail in New York – Julian Beever

 

Questi sono solo due fra i tanti artisti che utilizzano disegno e fotografia insieme, con creatività e abile manualità. I loro lavori percettivi, incuriosiscono e permettono emozionanti voli di fantasia. L’illusione diventa ARTE.

 

A cura di Daniela Sidari

Architetto e Fotografo

Responsabile Didattico Photo ARCHITETTI

 

Credit:

“Art by Ben Heine © 2014 www.benheine.com”

“Pavement drawings by Julian Beever © 2014 www.julianbeever.net”

 


Note:

1 G. Kanizsa, Grammatica del vedere, Il Mulino 1980, pagg. 89 – 90.

2 Il termine anamorfòsi viene dal greco ana = indietro e morphé = forma e quindi il suo significato letterale è “ricostruzione della forma” (Zanichelli – Sammarone).



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