“Piccolo Mondo DiVino”

di Marco Lodovichi

È uno sguardo curioso sulle dinamiche di ogni giorno, vissute da persone per le quali il Vino è tutto un Mondo

“Se osserviamo un bicchiere di vino abbastanza attentamente vediamo l’intero universo. Ci sono le cose della fisica: il liquido turbolento e in evaporazione in funzione del vento e del tempo, il riflesso sul vetro del bicchiere, e la nostra immaginazione aggiunge gli atomi. […] Nel vino si trova la grande generalizzazione: tutta la vita è fermentazione”. (Richard Phillips Feynman, Sei pezzi facili)

 

“Piccolo Mondo DiVino” è il lavoro fotografico realizzato due anni fa da Marco Lodovichi per il “Toscanello d’Oro” di Pontassieve, un evento dedicato al vino ed ai produttori di vino del territorio della Valdisieve ad Est di Firenze. L’organizzazione ha voluto costruire tale evento legando i prodotti del territorio toscano ad immagini sul vino realizzate da artisti del luogo, della Valdisieve per dare una precisa collocazione geografica.

 

Le inquadrature sono attentamente studiate e, direi, progettate secondo uno sguardo lento; in questo strano “nuovo mondo”, regno del piccolo, il fotografo è il gigante che come regista mette e porta in scena i minuscoli lillipuziani all’opera. Non il solito “bric à brac” di oggetti del vino, i più disparati, ma storia fantastica e mondo di inventiva fatto con oggetti conosciuti. Un approccio nuovo agli oggetti del vino, oltretutto “Piccolo Mondo DiVino” mantiene le caratteristiche di uno Still-life di alta qualità dove tutto è anche tecnicamente ben congegnato. Gli elementi ben inquadrati ed immersi nella “giusta” luce mettono in evidenza la propria sostanza fatta di materia e colore. Insomma, tutto un mondo che ci cattura, pronto per essere esplorato.

 

Ma apprendiamo qualcosa in più dalle dirette parole di Marco, l’autore.

 

Come ti è venuta l’idea?

Considerato il brief di questo tipo di esposizione, l’idea era quella di costruire un mondo interamente legato al vino, così come il voler giocare con il titolo “Scatti DiVini”. E quindi creare qualcosa dove io potevo mostrare le persone che lavorano in quest’ambito, però in maniera assolutamente giocosa; persone al lavoro ma che fanno un lavoro che in teoria non è connesso al vino o non necessariamente connesso al vino, quindi che lavorano in un mondo che è costituito dagli elementi del vino, c’è il lavoro, lo svago, c’è il momento di divertimento. Ad esempio “Al lavoro in viniera” ho pensato di trasformare l’ambiente di una miniera dove il minerale estratto non era altro che il sughero.

 

Al lavoro in viniera, Piccolo Mondo DiVino – Marco Lodovichi

 

Oppure nel “Giro del fiasco in 80 giorni”, che riprende appunto il titolo di Jules Verne, vedere i chicchi d’uva come possibili palloncini. Per fare ciò ho dovuto creare tutta una serie di strutture, in quasi tutte le foto come anche nel “Salire sempre più alticci” con la bottiglia con le scalette ricreate con delle piccole graffette. Il risultato è stato un mondo piccolo e proprio per la dimensione minima diventava anche difficile maneggiare i personaggi con le dita; essi andavano messi nel punto stabilito stando attenti a non spostare o distruggere le strutture appena create e che comunque erano sempre in equilibrio molto precario.  Un mondo dove gli oggetti diventavano strutture, architetture-oggetti, appunto la mongolfiera o la torre, che, per esempio, mi fa venire in mente l’immagine di una ciminiera con vasche di decantazione nella zona di lavoro. Quindi tutte immagini, scorci del mio paese, Pontassieve, ricordi personali della vecchia ciminiera, della vecchia fabbrica che c’era e ora non c’è più.

 

Giro del fiasco in 80 giorni, Piccolo Mondo DiVino – Marco Lodovichi

 

Il progetto è stato prima reso graficamente?

Sì, mi sono fatto l’idea dell’immagine pensando ai prodotti ed agli articoli che volevo mettere all’interno dell’inquadratura. Dapprima ho operato una selezione degli oggetti che avrei utilizzato quindi, calici, bottiglie, botti e quant’altro. Poi, ho studiato quella che poteva essere l’inquadratura con degli schizzi, dei disegni; ho costruito le situazioni utilizzando una sorta di storyboard, parlando al livello di cinema, anche se ovviamente un frame per volta in modo da capire come montare gli oggetti perché dessero come risultato quel tipo di immagine in base alla loro forma, alle loro possibilità, a quello che potevano sembrare messi in certe posizioni.

 

Dal punto di vista tecnico, quali attrezzature hai utilizzato: obiettivo, luci?

L’obiettivo era in quel caso un obiettivo macro che mi permetteva di gestire lo scatto inquadrando soggetti molto piccoli e focalizzando l’attenzione sulle azioni dei personaggi. Ho utilizzato una luce continua ad alta frequenza esente da dominanti cromatiche e ogni mondo da fotografare era stato allestito all’interno di una struttura lightbox in modo da avere una luce molto diffusa con un effetto luce diurna, la luce del sole.

 

Salire sempre più alticci, Piccolo Mondo DiVino – Marco Lodovichi

 

Nella mostra quanti pannelli erano esposti? Erano esposte anche singole fotografie di backstage?

Erano 5 pannelli, composti da 5 foto con sotto la striscia delle piccole immagini, chiaramente stampati nella dimensione di 2 metri per 1, la striscia sotto era comunque leggibile e visibile nel dettaglio. La mostra era strutturata in un punto di passaggio, una galleria con ai lati le esposizioni, quindi quello che mi interessava era attrarre l’attenzione. In qualche modo dovevo incuriosire lo spettatore che altrimenti sarebbe potuto passare senza interesse o senza accorgersi che quella era effettivamente un’esposizione e non un arricchimento iconografico tanto per rendere bello lo stand. Ci tenevo, inoltre, a mostrare i retroscena, per far capire che quegli oggetti erano proprio piccoli, cioè gli oggetti che io usavo per l’ambientazione erano oggetti reali, quindi uva reale, fiaschi reali, tutti oggetti reali, non una scenografia costruita ad hoc per quel tipo di immagini; per fare questo, senza sporcare la foto finale, dovevo per forza mostrare quello che era il backstage anche per dare un rapporto dimensionale degli oggetti con la persona, la persona reale. Questa scelta ha aumentato la curiosità, soprattutto quella dei bambini, ad esempio, essendo le strisce di backstage in basso, erano quelle che li incuriosivano di più; i bambini notavano i più piccoli particolari, piccole gesture dei personaggi, posizioni buffe o particolari che magari all’adulto ad una prima occhiata, potevano sfuggire.

 

A cura di Daniela Sidari

Architetto e Fotografo

Responsabile Didattico Photo ARCHITETTI

 

Credit:

“Piccolo Mondo DiVino © Marco Lodovichi www.marcolodovichi.com”

 



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